7 luglio 2017

# Libri

L'amore molesto [Elena Ferrante]

Se avessi iniziato a conoscere Elena Ferrante con questo libro, con L'amore molesto, non so se avrei continuato anche a leggere tutti gli altri che ha scritto.
Già, mi sembra strano dirlo dopo che ho amato moltissimo i quattro romanzi de L'amica geniale, dopo che in poco più di un pomeriggio ho divorato tutto I giorni dell'abbandono, dopo che ho deciso che della Ferrante avrei letto tutto, pian pianino.

Mi sembra strano, ma a esser sincera il romanzo d'esordio della Ferrante non mi è piaciuto.
L'ho portato con me in vacanza a giugno, ma nonostante la sua brevità l'ho riportato a casa senza essere arrivata nemmeno a metà: una fatica immensa che mai avrei immaginato.

La storia ruota tutta intorno a due figure di donne, madre e figlia: Amalia e Delia. Amalia si è appena annegata e Delia approfitta del suo ritorno nella città natale e della morte della madre per ripercorrere il passato, da cui credeva di essersi per sempre allontanata.
E invece no.
È di nuovo a Napoli e di colpo non è più la donna indipendente che da anni e anni si è trasferita a Roma, è tornata la bambina che era o, forse, è addirittura diventata sua madre.

È un cammino a ritroso, il suo, sotto una pioggia scrosciante che le bagna il succinto abito della madre che ha addosso e le fa colare il trucco.
È un cammino a ritroso fino alla violenza dell'infanzia, di cui è stata senz'altro vittima, ma forse, non volendo, anche un po' complice.
È un cammino a ritroso, fino a quella mamma dai capelli scuri che passava le sue giornate a cucire, ma che poi si comportava lascivamente con gli uomini, soprattutto con uno, Caserta.
Quella mamma che si prendeva botte dal marito pittore.
Quella mamma poi rimasta sola a crescere le figlie, coi suoi abiti e i suoi capelli corvini.

Il suicidio di Amalia costringe Delia a tornare all'origine di tutto e a scoprire che la fuga dal passato non l'ha condotta da nessuna parte se alla fine guardandosi allo specchio scopre di essere diventata la copia della donna da cui, per quarant'anni, ha cercato di scappare.

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